Papago's adventures in Wonderland

Sono fuori di me, e sto in pensiero perchè non mi vedo rientrare. (Luigi Tenco)

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domenica, 17 settembre 2006

CONTRO RESTAURANDO.ORG!

 

Il trattamento che è stato riservato agli artisti in occasione della manifestazione “Villa Celimontana Jazz Festival 2006” è stato a dir poco imbarazzante.

Credo che il binomio Jazz/Arte sia meraviglioso, e apparentemente tutto sembrava essere condito da ottime intenzioni da parte di tutti gli addetti ai lavori, ma purtroppo il livello di disorganizzazione era tale, da mettere gli artisti in condizioni di continua preoccupazione nei riguardi del proprio lavoro. Non siamo stati tutelati in nessun modo, né in caso di pioggia, né di furto, né tanto meno in caso di danneggiamento delle opere a causa di atti vandalici: questo è stato il problema principale, perché purtroppo non è stato fatto nulla per evitarlo, ed ogni volta che succedeva qualcosa eravamo noi i primi colpevoli di aver esposto materiale che avrebbe potuto danneggiarsi.

Non è questo il modo migliore per organizzare eventi d’arte, tanto più che il nome dell’organizzazione curatrice della mostra compariva in bella vista ovunque coprendo spesso e volentieri gli artisti in esposizione. Non è declinando ogni responsabilità anche quando la si ha con ogni evidenza che ci si può mettere in gioco in questo modo, prendendo parte attiva a manifestazioni di richiamo internazionale. Ogni volta che c’era una spiegazione da dare, qualcosa da chiarire, il ritornello era lo stesso, ci si nascondeva dietro a quel ieratico e insindacabile “Siamo noi ad ospitarti”, che sembrava dovesse farci automaticamente perdere ogni diritto di replica. Perché in effetti era vero, noi eravamo loro ospiti.

Questo per presentare a grandi linee il clima glaciale instaurato da persone presuntuose che pensavano di sapere esattamente come si manifesta un evento artistico. Per non parlare di entrate gratuite fittizie riservate esclusivamente ad alcuni invitati da parte degli artisti che dovevano essere richieste su prenotazione e di cui non si è mai capito molto, fatto sta che una volta davanti all’entrata si pagava ogni volta per motivi diversi il biglietto intero con imbarazzi generali e via dicendo. Per non parlare di un fantomatico catalogo e di un fotografo fantasma che avrebbe dovuto fotografare ogni installazione e che non si è mai neanche fatto vivo.

Tutto quello che è stato fatto di buono, dalla sistemazione delle luci al prestito di un banalissimo paio di forbici è provenuto esclusivamente dagli addetti ai lavori dell’evento musicale: dagli organizzatori agli operai, che sono stati sempre gentilissimi e ben disponibili a dare un aiuto per la buona riuscita della manifestazione, come anche da parte dei tecnici della manifestazione artistica che, nei limiti della libertà che gli era stata concessa hanno cercato di fare il meglio: a loro, ad esempio, era stato ordinato esplicitamente di illuminare alcuni oscurando altri.

E poi la stampa invisibile: non ho letto nessun tipo di recensione riguardo alla nostra esposizione. Sebbene il Villa Celimontana Jazz Festival fosse supportato da un buon numero di articoli e  servizi al telegiornale ad implementarne una fama ormai già consolidata da svariati anni, noi eravamo confinati nell’ultima frase di ogni articolo che comprende un po’ tutto in quel “E poi tante mostre d’arte...”. Fermo restando che i meravigliosi tubi innocenti non potevano in nessun modo passare inosservati, dal momento che erano stati circondati da luci natalizie per esaltarne la forma, a discapito di installazioni contenute all’interno di essi che erano completamente oscurate.

L’artista, insieme al suo lavoro espone la propria fiducia nei confronti di chi organizza la manifestazione, affinché prevenga il danneggiamento delle opere esposte. I curatori di mostre devono curare (appunto) anche le opere durante il periodo della manifestazione, perché la loro firma come organizzatori, che (ci tengo a precisarlo) compariva anche sul più minuscolo sassetto di Villa Celimontana, prevede anche una sottoscrizione di responsabilità da parte loro, che hanno l’obbligo di assumersi. Altrimenti questo lavoro potrebbe farlo chiunque. Dovrebbero essere gli esperti d’arte, i curatori di mostre, galleristi, critici, ad interfacciarsi con l’opera e l’artista in modo sensibilmente diverso, con tutto l’impegno umano e intellettuale che questo comporta: io sono arrivata una settimana prima dell’inaugurazione per allestire il mio padiglione, e pur essendo stata lì ogni giorno dalla mattina alla sera, sono certa di non aver mai visto nessuno dei responsabili della manifestazione artistica. Soltanto alle 17.30 del giorno prima dell’inaugurazione ho visto avvicinarsi uno degli organizzatori, che sembrava non gradire più di tanto il mio lavoro, tanto quanto io non gradissi più di tanto il suo, che non era stato svolto egregiamente, visto e considerato che soltanto a meno di 24 ore dall’apertura aveva finalmente deciso di uscire di casa per portare il cane a passeggio e con l’occasione dare un’occhiata a quanto stava organizzando. Ci sono persone che studiano per organizzare eventi come questo di richiamo internazionale: non si può pensare di improvvisarsi ed allestire un’installazione artistica come fosse la vetrina di un negozio: se poi qualcosa si rompe, pazienza. E che a rompersi fosse un’opera o la nostra testa, visto che anche le sponsorizzatissime e fantasmagoriche impalcature erano state accroccate sul terreno in modo tanto approssimativo quanto tutto il resto dell’evento, aveva ben poca importanza. Non mi sono occupata più di tanto di cambiare l’assetto del mio lavoro, perché la totale mancanza di interesse da parte loro mi ha automaticamente fatto declinare qualsiasi forma di responsabilità nei loro riguardi. Sono stata accusata di essere stata poco chiara nel definire il mio progetto, e questo è sicuramente vero, ma come possono pretendere che tutto sia già progettato e definitivo nel giro di una settimana di tempo che ci era stato tassativamente concesso, a distanza per di più di due mesi dall’evento e senza nemmeno aver visto le impalcature su cui installare il tutto? Oltretutto non è mai stata organizzata una riunione collettiva per definire almeno il quadro della situazione, e nonostante ognuno di noi abbia abbondantemente rispettato le scadenze imposte dall’organizzazione, loro non hanno fatto altrettanto con noi, visto che le impalcature sono state montate con una settimana di ritardo e che uno di loro si fosse “affacciato” al mio padiglione a meno di 24 ore dall’inaugurazione. Insomma così è veramente troppo facile. E’ incredibile la goffaggine con cui poi automaticamente noi diventavamo colpevoli di ogni cosa che non andasse per il verso giusto.

La mia fortuna è stata avere una buona posizione che doveva necessariamente essere illuminata, perché di certo non si sono risparmiati la sera dell’inaugurazione di oscurare a sorpresa chi non era di loro gradimento (pensate che onestà intellettuale), e sicuramente io sarei stata una di questi. Per non parlare dello stress, del clima frustrante, della presunzione con cui ognuno di noi ha dovuto scontrarsi senza possibilità di dialogo, in un ambiente in cui in genere la cosa più importante è proprio l’incontro con gli altri e con il loro lavoro.

E in tutto questo delirio il prezzo maggiore l’hanno pagato le opere esposte, che hanno inevitabilmente subito dei danneggiamenti, in alcuni casi, purtroppo irrecuperabili.

In questo calderone da commedia all’italiana, dove non si sa chi è il responsabile, dove non c’è nessuno con cui sfogarsi abbondantemente per mandarlo a quel paese e concludere la storia almeno in pace con sé stessi so che nessuno può ripagare noi artisti della delusione, dello stress, della buona fede andata a male e della fatica sprecata, ma la grande domanda è: c’è o non c’è un responsabile che ripagherà almeno con delle sentite scuse i danni subiti alle opere come ad esempio quelle di Stella Tasca, che durante tutto il corso della manifestazione hanno dovuto subire angherie di tutti i tipi da parte di nipotini e nonnetti dispettosi (pensate quale rischio sarebbe stato da parte loro tentare almeno di fermarli...)? Non so perché, ma qualcosa già mi dice quale potrebbe essere la possibile risposta.

 

Sara Spizzichino, 17 settembre 2006

 

 

 

 

 

 

 

venerdì, 01 settembre 2006

Vernissage, sept 1st 06

Apertura del blog. Inizio del racconto.