
Settimia Spizzichino, ebrea romana deportata ad Auschwitz il 16 ottobre 1943, racconta l'orrore nazista con gli occhi dei suoi vent'anni. C'è un altro grande delitto da non dover commettere: dimenticare.
Survivors of the Shoah:
http://tc.vhf.org/vhftc/(q21hnh55tzes4ov0f2insb55)/default.aspx
Ebbene si, presetti l'aereo Londra/Roma uragano compreso. Ma tu guarda se una che già è convinta che diecimila metri sopra il cielo siano il modo più sicuro per finire tre metri sotto terra deve trovarsi faccia a faccia con lo sturalavandini più potente del mondo. Certo male che va alla fine atterri comunque, atterri atterrito, ma atterri… Così ho cercato di non prestare molta attenzione alla rivista con quel maledetto codice a barre che portava lo stesso numero del mio volo (3006), nè al galantuomo che mi sedeva vicino e ha voluto il finestrino aperto pure quando dormiva. Certo mi sono fatta venire l'otite cavalcante ascoltando musica per far finta di stare in treno, ma imbottita di Lexotan da addormentare un cavallo sono rimasta al mio posto e ho mantenuto la calma.
Mentre Kyrill risolveva in aereo i suoi problemi di aerofagia da far rabbrividire nonno in cariola, le turbolenze aeree divennero per me intestinali, così all'arrivo baciai la terra e corsi incontro al mio intestino.
Lambeth. London, January 2007.

“Ciao Sara, sono Alessandro Zarfati, eravamo in classe insieme ricordi? Vabbè scusa questa banalissima premessa, ma era doverosa. Il fatto è questo: devo scrivere alcuni pezzi su un giornale di settore, forse lo conosci si chiama Next Exit. La rivista si occupa di costume, arte contemporanea creatività e lavoro, probabilmente la conosci. Facendo alcune ricerche su internet, è venuto fuori il tuo nome…”