Papago's adventures in Wonderland

Sono fuori di me, e sto in pensiero perchè non mi vedo rientrare. (Luigi Tenco)

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Nome: SARA SPIZZICHINO Contemporary artist //////////////// mail: sara@spizzichino.org

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sabato, 27 gennaio 2007

Non dimenticare.

spizzichino

Settimia Spizzichino, ebrea romana deportata ad Auschwitz il 16 ottobre 1943, racconta l'orrore nazista con gli occhi dei suoi vent'anni. C'è un altro grande delitto da non dover commettere: dimenticare.

Survivors of the Shoah:

http://tc.vhf.org/vhftc/(q21hnh55tzes4ov0f2insb55)/default.aspx

 

postato da: papagho alle ore 15:40 | link | commenti
categorie: viaggio, shoah, spizzichino

Cara Kyrill...

Ebbene si, presetti l'aereo Londra/Roma uragano compreso. Ma tu guarda se una che già è convinta che diecimila metri sopra il cielo siano il modo più sicuro per finire tre metri sotto terra deve trovarsi faccia a faccia con lo sturalavandini più potente del mondo. Certo male che va alla fine atterri comunque, atterri atterrito, ma atterri… Così ho cercato di non prestare molta attenzione alla rivista con quel maledetto codice a barre che portava lo stesso numero del mio volo (3006), nè al galantuomo che mi sedeva vicino e ha voluto il finestrino aperto pure quando dormiva. Certo mi sono fatta venire l'otite cavalcante ascoltando musica per far finta di stare in treno, ma imbottita di Lexotan da addormentare un cavallo sono rimasta al mio posto e ho mantenuto la calma.

Mentre Kyrill risolveva in aereo i suoi problemi di aerofagia da far rabbrividire nonno in cariola, le turbolenze aeree divennero per me intestinali, così all'arrivo baciai la terra e corsi incontro al mio intestino.

postato da: papagho alle ore 00:47 | link | commenti
categorie: viaggio
lunedì, 22 gennaio 2007

IN YOUR HAND

zia_sara_72Lambeth. London, January 2007.
postato da: papagho alle ore 00:53 | link | commenti (1)
categorie: viaggio, interludio
venerdì, 12 gennaio 2007

Interview

interview

 

Date: Mon, 8 Jan 2007 19:04:38 +0100
Subject: Intervista

“Ciao Sara, sono Alessandro Zarfati, eravamo in classe insieme ricordi? Vabbè scusa questa banalissima premessa, ma era doverosa. Il fatto è questo: devo scrivere alcuni pezzi su un giornale di settore, forse lo conosci si chiama Next Exit. La rivista si occupa di costume, arte contemporanea creatività e lavoro, probabilmente la conosci. Facendo alcune ricerche su internet, è venuto fuori il tuo nome…”

 Eh, miei cari. Esattamente quattro giorni fa ricevo questa mail da un amico che credevo avrei rivisto solo grazie al divino intervento di Raffaella Carrà, che mi chiede se può intervistarmi per Next Exit – Mah, non lo so: avrò tempo?! – Ieri sono andata con lui al Massi Caffè a via della Scala, dove si beve il miglior cappuccino di Roma, e ci siamo fatti quest’intervistona, in cui la sua curiosità e il mio autocompiacimento erano perfettamente funzionali l’uno all’altra. Si è parlato di lavoro, di quanto l’arte sia un linguaggio metaforico per dire – forse – un sacco di cose, di identità e superamento dei limiti. Abbiamo discusso su quanto fosse importante per un artista riuscire a trovare il supporto migliore per le proprie esigenze, un buon lavoro per il supporto economico e un buon gallerista per il supporto morale. E così - mentre lui annotava tutto scrupolosamente sul suo taccuino - mi sono resa conto che ancora oggi per un giornalista sono ancora la carta e la penna i mezzi privilegiati del suo mestiere. La comunicazione indiretta dell’arte contemporanea tutto sommato ci affascina: a chi ci guarda piace pensare di avere il potere di sciogliere un rebus, e chi è guardato vive il delirio narcisistico di pensare di essere un rebus da sciogliere. E mentre nella conversazione di ieri l’unico rebus da sciogliere era lo zucchero del mio caffè, le chiacchiere hanno regnato sovrane e l’intervista si è esaurita insieme alle parole. Ma tu guarda: se ci avesse visti chissà cosa avrebbe pensato la nostra maestra…
mercoledì, 03 gennaio 2007

Una tazza di thè

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