Papago's adventures in Wonderland

Sono fuori di me, e sto in pensiero perchè non mi vedo rientrare. (Luigi Tenco)

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martedì, 29 aprile 2008

LA TERRA TREMA SOTTO I NERI

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Berluscolo (l'ottavo nano) vince le elezioni e il giorno dopo a Roma piove.
Alemanno vince le elezioni e il giorno dopo a Roma piove. Eppure prima era primavera.
Tutto, proprio tutto fa pensare che con loro siano arrivate sciagura e disgrazia. Penso che in un qualsiasi paese civilizzato a sti du loschi individui qualcuno j'avrebbe già preparato na cella, al posto de na poltrona. Qui invece no. Mò ce li sorbiamo cò le loro camionette, i loro saluti romani e compagnia bella. A Piazza del Campidoglio gridano tutti viva Bossi, e tu ti chiedi 'ndo so finiti i romani. E intanto tutto intorno trema.

L'Italia sarà pure una squadra campione del mondo, ma è il paese, che è de serie B.
C'abbiamo la memoria corta, e come imbecilli (perchè questo siamo) abbiamo ridato le chiavi de casa ai fascisti, perchè non ce ricordiamo quanti calci abbiamo preso, e quanti ne abbiamo dovuti dare, pè caccialli de casa e mangiarci in pace la nostra minestra. Tra un paio di mesi ci sarà gente che si sentirà autorizzata a vergare di botte i rumeni per strada, e sarà solo l'inizio della fine, perchè i giornali, la tv e quant'altro (tutti gestiti dal nano) ce li renderanno insopportabili. E il nostro stimatissimo neosindaco Alemanno, a suo tempo fu da esempio, quando giovane missino ammazzava di botte i ventenni per strada. O vogliamo parlare di quando lanciò una molotov all'ambasciata dell'Unione Sovietica, e per questo si fece otto mesi di galera? Che curriculum... In Italia, per entrare in politica, non è tanto fondamentale una laurea, quanto una fedina penale sporca. Altrimenti niente. E dal momento che Alemanno, Bossi e il nano so tre avanzi di galera, non potevano non andare al governo.

Se fossi rumena scapperei.


Se ci penso n'attimo indovino pure di chi è il prossimo scudetto... che amarezza.


Piove governo ladro.

(Fotografia Rivka Spizzichino)
domenica, 27 aprile 2008

PASSARE OLTRE

sara spizzico
L'ho sempre detto io.
Certe volte per superare il confine e arrivare a destinazione hai bisogno di una strada breve, altre volte di un mezzo veloce. Mosè ci condusse a sòle e tacchi verso la libertà, ma restammo parcheggiati quarant'anni nel deserto. Nonostante questo ci è andata bene, ma è un caso più unico che raro. E non ti dico quanto è costato di parchimetro.

Alla fine di questo Pesach anche io ho deciso di passare oltre e fare pace col cervello. Mi comprerò un petauro e lo chiamerò Silvio per vendetta, per essersi preso l'Italia senza avercela chiesta. Vivrò in un monolocale vista muro, e male che mi va mi metto a vendere quei gingilli fluorescenti che volano minacciosamente intorno al Pantheon.


Pesach
è la Pasqua ebraica. E' una parola che deriva dall'ebraico Pasach (oltrepassare). Particolarità di questa importante festa è la sostituzione del cibo lievitato con il pane azzimo, per ricordare il pane che non fece in tempo a lievitare, quando gli ebrei raccolsero baracca e burattini e se ne andarono dall'Egitto seguendo un gagliardissimo Mosè, che li condusse alla libertà guidato dal Signore. Mica poco. Se pensi che adesso i nostri Tom Tom portano tutti a Parco Leonardo...
Effetto collaterale di questa festa è la socialmente temuta Ventilatio Intestinalis Putrens, a causa dell'ingorgo intestinale, dovuto all'eccessivo consumo di pane azzimo.

Vi mando i miei più sinceri saluti dal mitico tunnel che tutti dicono di aver visto quando si sentivano più de là che de qua. Questo è il mio mondo ideale dove il tubino nero di Audrey Hepburn mi sta bene, dove l'ultima noce che mangio non è amara, e il mio petauro Silvio fa la cacca nel vasetto.

Conservatevi tutti nel miglior modo possibile. Che abbiate una strada breve in tasca, o un mezzo veloce sotto il culo, voi passate oltre, liberatevi. Solo così potrete curare l'insostenibile pesantezza della vostra colite cronica. Siete liberi!
Pesach, Matzà, Umaror! Buon passaggio a tutti!

Par elle-même

s_72
Tu non mi guardi mai là da dove io ti vedo. Inversamente, ciò che guardo non è mai ciò che voglio vedere.

(Jacques Lacan)
postato da: papagho alle ore 01:20 | link | commenti
categorie: vanitas
lunedì, 14 aprile 2008

Più che 'no stivale è na gran sòla...

cartina_italia
Ma poi il nostro stivale è un DESTRO o un SINISTRO?
De certo col vantaggio della destra la situazione se palesa piuttosto sinistra... Vabbè, a forza de parlà de stivali... Italia che vai, sòla che trovi.
postato da: papagho alle ore 16:57 | link | commenti (2)
categorie: vita morte e ben pochi miracoli

AAA CERCASI

bagnarola web
Numero 3 capitani coraggiosi
per assunzione immediata, causa inabissamento improvviso del nostro equipaggio.

Disponibilità a lavorare da subito, canottomuniti.
E' richiesta bella presenza.
Compenso da definire in base alle prestazioni.
No perditempo.

Contattare ore pasti.
postato da: papagho alle ore 15:00 | link | commenti (4)
categorie: viaggio, vita morte e ben pochi miracoli

XXXXXX NA CROCE SOPRA XXXXXXX

01
Na croce sopra pè trovasse tre metri sotto terra. Ce sete iti a votà?
postato da: papagho alle ore 11:49 | link | commenti (2)
categorie: vita morte e ben pochi miracoli
venerdì, 11 aprile 2008

- - - - - - - - UN ALTRO POSTO - - - - >

mc cafe ostiense
Roma Ostiense, Mc Cafè. Ore 1.35 a.m. In Italia tutti cercano il posto fisso. Il posto fisso è diventato un chiodo fisso. Anche noi nel nostro piccolo cerchiamo il posto fisso: anche noi nel nostro piccolo c'abbiamo il chiodo fisso.
Noi il posto fisso lo cerchiamo di notte, quando la notte tardi sta per diventare mattina presto. E poi, quando arriva il momento di cambiare aria lo cambiamo, in cerca di migliorìe nuove e non meglio identificate, perchè si sa: chiodo fisso scaccia chiodo fisso. Il nostro posto fisso è un altrove, dove la realtà e l'immaginazione sono concetti un pò relativi e dai contorni sfocati. Dove si beve un buon caffè e ti puoi sedere per due ore senza che nessuno ti sparecchi il tavolo come per dire "Ve ne state a annà?". E' un luogo di sosta e di passaggio. Siamo in quattro, con una macchina Euro Quattro, con un euro in quattro. Grazia, Oriana, Rivka, ed io, che sono Sara. Un giorno appenderemo il nostro euro al chiodo (fisso), e la smetteremo coi caffè notturni, così ci daremo una calmata. Mettici pure che la nostra macchina, che c'ha un mese di vita, ieri ha subìto il suo primo botto da ferma... Che sfiga incommensurabile. Zitto, nun me ce fa pensà. Tutto è iniziato da un soffio de vento, come una gelida tempesta invernale. E invece è stata na brezza primaverile, che ha cappottato na sequela de motorini scatenando un tragico effetto domino, che s'è fermato soltanto grazie al nostro mitico bolide, che una volta tanto era regolarmente parcheggiato e stava lì zitto zitto a non dà fastidio a nessuno. Valle a fa legali le cose. Quand'è così me viè tanto voja de parlà da sola. Ma tanto, pure a parlà tra me e me finirei a litigà. Poi finisce che non me rivolgo più la parola e me riprometto de non chiamamme pè Natale, e de non andà manco al mio funerale.
In tutti i modi: chiunque cerchi un posto fisso in Italia, lo può trovare altrove.
postato da: papagho alle ore 09:52 | link | commenti (1)
categorie: viaggio, spizzichino, vita morte e ben pochi miracoli
lunedì, 07 aprile 2008

ALLONTANARSI DALLA LINEA GIALLA

yellowlineUna mattina di un paio d’anni fa in metro, ho sentito di un ragazzo che ha superato la linea gialla con un salto, e così ha buttato la sua vita. A me m’era sembrato uno spreco gettà una moneta a Fontana de Trevi - visto che a Roma ce vivo -, e quello ha buttato via tutto il cucuzzaro: se stesso, i suoi ricordi, e la vita di sua madre, che non sarebbe mai più stata la stessa, dopo quel salto.

Mercoledì pomeriggio, sotto Ponte Garibaldi, un cane per andare appresso a un bastone ha superato la linea gialla buttandosi nel fiume, e la corrente se lo stava trangugiando. Ogni volta che la sua testa spariva, una ragazza urlava disperata, e il fiato gli mancava perché per tre, quattro, cinque volte pensava che non l’avrebbe visto mai più.

E tu te ne stai lì ad aspettare il treno e a gingillarti nelle mani il tuo biglietto obliterato, e a sorbirti la vecchia che ha superato la tua, di linea gialla, perché ti sta davanti dritta in piedi e non la smette di scorreggiare. Poi pensi a lui, che s’è preso la briga di piazzare ‘na bella linea gialla tra voi due, e vorresti avercelo davanti per mandarlo a fare in culo come si conviene.

Spesso quella linea gialla vorresti superarla tu, in qualche modo. Ogni volta che non je la fai, quando la grande occasione ti si palesa davanti inaspettata come il grande segreto di Fatima, e tu stai lì a tentennare aspettando l'arrivo del Messia, anziché quello del treno. Ogni volta che dici domani e poi strappi la pagina del calendario. Quando ti ricordi di quel ragazzo in metro che non ce l’ha voluta fare, o del cane che ce l’ha fatta per miracolo perché ce l’ha messa proprio tutta, per vivere. O quando ti dici che farai in tempo a fare tutto, con una stupida ora in più di sole. Che in fondo hai solo 25, 26, 27 anni. E nel frattempo s’è fatto notte un'altra volta.
giovedì, 03 aprile 2008

CAMPO DI MARE

marinadicerveteriCampo di Mare è uno strano posto. Come scendi dal treno ti accorgi di due cose: il silenzio e l'odore dei pini alla tua destra. La vita scorre sotto al cavalcavia: sta tutta dentro al treno, dove la gente supera la fermata e se ne va. Sopra al cavalcavia le strade hanno i nomi dei fiori, perchè non è che qui nascono nomi da ricordare in una via... Campo di Mare è vuoto d'inverno e quasi vuoto d'estate.
Qui i punti cardinali sono solo tre: Ciccio all'Ocean Surf, Gallomoto e Franco Zaccaria, che se farebbe tajà le vene piuttosto che levatte dieci centesimi. Sta domenica ha inaugurato il locale ristrutturato, e pè l'occasione ha piazzato n'archetto de palloncini colorati all'entrata. Immerso nella nudità delle strade pareva Las Vegas.
Quello che ogni essere umano non considera neanche un posto, dove ancora non arriva l'acqua potabile, dove le strade sono solo tre e non c'è molto altro da scegliere, dove se hai cinque minuti da spendere ti basta fermarti in un angolo per vedermi passare con l'aria annoiata e lamentosa, per me è il posto che più di ogni altro si avvicina al paradiso.

www.bardafranco.it