Spalato/Ancona - Nave
E’ stato un ottobre orribile. In questo ultimo quarto d’ora mi godo questo tempo per avere la soddisfazione di strapparlo dalla pagina del calendario e buttare via trentuno giorni di malinconia. La morte è qualcosa che si capisce meglio solo quando si ha fede. Credendo, si ha la possibilità di credere che il dolore non sia fine a sé stesso, e che trovi un senso profondo e catartico nell’attesa. C’è molta tenerezza negli uomini, quando si aiutano attraverso l’illusione, ed è forse questo il senso vero delle cose. Non sempre un’illusione arriva per nuocere, ma anche per lenire il dolore, e con questo sentimento si aspetta il proprio turno nella speranza di un incontro con chi prima di noi è partito. Bisogna avere coraggio per entrambe le cose: per credere in qualcosa al di sopra di noi che muova ogni nostro gesto, e che abbia l’eco di un’allucinazione. Essenza in cui teneramente ci ostiniamo a credere, nella speranza che non ci abbia presi in giro e che ci riporti, come promesso, da chi abbiamo perduto. O per credere che siamo soli, e che non c’è niente al di sopra di noi, e non c’è niente, dopo. E con questo scontarci in vita tutta la pena da soli. Penso alle persone che in questo insopportabile ottobre non vedranno novembre. E che non c’è veramente bisogno di aspettare novembre, per ricordarle.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
(B. Brecht)
"Non sapevo fare nulla: facevo il romano, e fare il romano era la mia passione. A Nizza, Parigi, all'Avana, al Messico, a New York, Buenos Aires, a Rio de Janeiro e nell'interno del Brasile, parlavo romano; cantavo li stornelli che nissuno, magari, li capiva, ma tutti li applaudivano. Un bel fenomeno. Allora mi convinsi che nascere romano era una concessione speciale di Nostro Signore Gesù Cristo".
- Ettore Petrolini -

Black Session - Papago fotografata da Rivka Spizzichino
Il mio umore è tramontato alle 11.07 del giorno. Così scrivo un notturno.
Questo 12 settembre umido mi fa sentire scomoda nelle mie scarpe, come quando queste si inzuppano in un piovoso novembre, e io faccio tardi a tornare a casa. Mancano tre giorni al mio ventottesimo compleanno, che arriva sempre prima di quando me l'aspetto, e c’ho la testa come un dindarolo pieno con le tasche vuote. Avrei voglia di pensare alla pioggia che scende oggi non come fosse un dispetto, ma come un solvente che cancelli la linea gialla che divide me dal resto. E che tutto questo si schiarisca, almeno una volta, per apparire nitido e pieno di colore com’era prima, portando la gioia di una bella fotografia scattata in estate. Quando sorridevo, aspettando settembre.
Mi chiedo dove sia finito tutto il resto, che prima si sporgeva timidamente accendendosi in un sorriso per dire:"Sono qui", e che ora sembra essere rimasto in tasca come gli spicci quando esco dal bar. Pronto a cadermi giù dai pantaloni come una moneta, quando me li tolgo per andare a dormire. E quando qualcosa scivola giù, finisce sempre fuori mano: c’è una strana legge fisica, che vede sempre un oggetto caduto precipitare in un tombino, sotto il letto, o in ogni altro posto desolatamente irraggiungibile. E non so se ho teso le braccia abbastanza da poterlo recuperare.
Sto sempre meglio, nei miei vestiti di ieri. E c’è un dannato star bene, nel sentirsi così.

Tre momenti all’interno del vuoto oscuro in cui è caduta l’eroina di Lewis Carroll, Alice. Quella che lei credeva essere la tana del bianconiglio, si rivela momento di passaggio tra due realtà differenti, tanto reale l’una, quanto immaginaria l’altra. Avvolta nell’oscurità, come nel sogno, la tana è il ponte che collega reale e immaginario: un ingresso verso il cambiamento, reso possibile attraverso la mente. La sospensione all’interno di un vuoto oscuro fa scivolare rapidamente con curiosità e angoscia nei paradossi del nostro essere, quando questo viene richiamato all’ordine per essere scardinato e analizzato, con tutto ciò che ne deriva: paura, avanscoperta, gioia, inquietudine. Un autoritratto fiabesco entro il quale ognuno può riflettersi, sospeso tra ragione e fantasia.