Papago's adventures in Wonderland

Sono fuori di me, e sto in pensiero perchè non mi vedo rientrare. (Luigi Tenco)

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Nome: SARA SPIZZICHINO Contemporary artist //////////////// mail: sara@spizzichino.org

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venerdì, 26 dicembre 2008

MAGIA

magia
- Magia a Roma -
postato da: papagho alle ore 20:06 | link | commenti (2)
categorie: viaggio, metamorfosi
lunedì, 01 settembre 2008

ZONA ROSSA

time
E come se non bastasse è lunedì.
postato da: papagho alle ore 00:54 | link | commenti (1)
categorie: metamorfosi, autunno, vita morte e ben pochi miracoli
domenica, 27 aprile 2008

PASSARE OLTRE

sara spizzico
L'ho sempre detto io.
Certe volte per superare il confine e arrivare a destinazione hai bisogno di una strada breve, altre volte di un mezzo veloce. Mosè ci condusse a sòle e tacchi verso la libertà, ma restammo parcheggiati quarant'anni nel deserto. Nonostante questo ci è andata bene, ma è un caso più unico che raro. E non ti dico quanto è costato di parchimetro.

Alla fine di questo Pesach anche io ho deciso di passare oltre e fare pace col cervello. Mi comprerò un petauro e lo chiamerò Silvio per vendetta, per essersi preso l'Italia senza avercela chiesta. Vivrò in un monolocale vista muro, e male che mi va mi metto a vendere quei gingilli fluorescenti che volano minacciosamente intorno al Pantheon.


Pesach
è la Pasqua ebraica. E' una parola che deriva dall'ebraico Pasach (oltrepassare). Particolarità di questa importante festa è la sostituzione del cibo lievitato con il pane azzimo, per ricordare il pane che non fece in tempo a lievitare, quando gli ebrei raccolsero baracca e burattini e se ne andarono dall'Egitto seguendo un gagliardissimo Mosè, che li condusse alla libertà guidato dal Signore. Mica poco. Se pensi che adesso i nostri Tom Tom portano tutti a Parco Leonardo...
Effetto collaterale di questa festa è la socialmente temuta Ventilatio Intestinalis Putrens, a causa dell'ingorgo intestinale, dovuto all'eccessivo consumo di pane azzimo.

Vi mando i miei più sinceri saluti dal mitico tunnel che tutti dicono di aver visto quando si sentivano più de là che de qua. Questo è il mio mondo ideale dove il tubino nero di Audrey Hepburn mi sta bene, dove l'ultima noce che mangio non è amara, e il mio petauro Silvio fa la cacca nel vasetto.

Conservatevi tutti nel miglior modo possibile. Che abbiate una strada breve in tasca, o un mezzo veloce sotto il culo, voi passate oltre, liberatevi. Solo così potrete curare l'insostenibile pesantezza della vostra colite cronica. Siete liberi!
Pesach, Matzà, Umaror! Buon passaggio a tutti!
lunedì, 07 aprile 2008

ALLONTANARSI DALLA LINEA GIALLA

yellowlineUna mattina di un paio d’anni fa in metro, ho sentito di un ragazzo che ha superato la linea gialla con un salto, e così ha buttato la sua vita. A me m’era sembrato uno spreco gettà una moneta a Fontana de Trevi - visto che a Roma ce vivo -, e quello ha buttato via tutto il cucuzzaro: se stesso, i suoi ricordi, e la vita di sua madre, che non sarebbe mai più stata la stessa, dopo quel salto.

Mercoledì pomeriggio, sotto Ponte Garibaldi, un cane per andare appresso a un bastone ha superato la linea gialla buttandosi nel fiume, e la corrente se lo stava trangugiando. Ogni volta che la sua testa spariva, una ragazza urlava disperata, e il fiato gli mancava perché per tre, quattro, cinque volte pensava che non l’avrebbe visto mai più.

E tu te ne stai lì ad aspettare il treno e a gingillarti nelle mani il tuo biglietto obliterato, e a sorbirti la vecchia che ha superato la tua, di linea gialla, perché ti sta davanti dritta in piedi e non la smette di scorreggiare. Poi pensi a lui, che s’è preso la briga di piazzare ‘na bella linea gialla tra voi due, e vorresti avercelo davanti per mandarlo a fare in culo come si conviene.

Spesso quella linea gialla vorresti superarla tu, in qualche modo. Ogni volta che non je la fai, quando la grande occasione ti si palesa davanti inaspettata come il grande segreto di Fatima, e tu stai lì a tentennare aspettando l'arrivo del Messia, anziché quello del treno. Ogni volta che dici domani e poi strappi la pagina del calendario. Quando ti ricordi di quel ragazzo in metro che non ce l’ha voluta fare, o del cane che ce l’ha fatta per miracolo perché ce l’ha messa proprio tutta, per vivere. O quando ti dici che farai in tempo a fare tutto, con una stupida ora in più di sole. Che in fondo hai solo 25, 26, 27 anni. E nel frattempo s’è fatto notte un'altra volta.
mercoledì, 26 dicembre 2007

HANDEL PASS

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Lou Reed - Perfect day

L'Handel Pass è uno dei salti più desiderati da chi pratica kite. E' una manovra che richiede molta preparazione a terra e un'ottima preparazione fisica anche per evitare infortuni...

- Senti te la posso fare una domanda?

- Certo.

- Come mai dai retta a uno come me...

postato da: papagho alle ore 01:21 | link | commenti
categorie: viaggio, metamorfosi
giovedì, 28 giugno 2007

Intervallo [Wonderland]

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Sara Spizzichino

Intervallo [Wonderland]

Lambda print

cm. 50x50

2007

 

giovedì, 26 aprile 2007

SLOT [WONDERLAND] UNIMPORTANT

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Down the rabbit hole diventa metafora del momento di passaggio da una realtà concepibile razionalmente, a un’altra in cui l’imprevedibile e il non senso svolgono un ruolo di fondamentale importanza.

 

Il fuori fuoco dell’immagine evoca la visione nel sogno, e al contempo la mancanza di un’osservazione nitida nello spazio vuoto e buio della propria coscienza.

 

Le due figure, nella loro immobilità mostrano una situazione d’interludio senza fine, che lascia tutto sospeso bloccando lo scorrere del tempo e ogni sorta di azione possibile. Metafora dell’attesa e dell’inconcludenza umana, che racconta e celebra l’uomo attraverso i suoi limiti.

 

Estratto da un lavoro che prende il nome dal meraviglioso paese in cui l’eroina Alice si perde mentre è alla ricerca di ciò che va oltre la realtà, Unimportant è una delle tappe fondamentali all’interno di Wonderland, in cui l’identità gioca continuamente con l’identità: contenuta in una scatola assimilabile al teatro dove è in scena il genere umano, questa confina il corpo dell’artista al ruolo di scenografia, un allestimento scenico a metà strada tra la parodia e il pathos.

 

Il tempo viene attraversato dall’esperienza soggettiva, dunque trasformato: se nella musica ascoltiamo gli intervalli con leggera sospensione, in Unimportant ascoltiamo i silenzi rivolti esclusivamente al nostro inconscio.

 

Avvolta nell’oscurità, come nel sogno, la tana del coniglio è il ponte che collega reale e immaginario: un ingresso verso il cambiamento, reso possibile attraverso la mente. Sospesa all’interno di un vuoto oscuro nei paradossi dell’essere, Sara Spizzichino disegna un autoritratto fiabesco entro il quale ognuno può, come Alice attraverso lo specchio, riflettersi.

 

Sara Spizzichino vive e lavora a Roma.

venerdì, 30 marzo 2007

RESURRECTION

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Mercoledì 28 marzo 2007, ore 12.00. Accademia di Belle Arti di Roma.
postato da: papagho alle ore 15:19 | link | commenti (2)
categorie: metamorfosi, vita morte e ben pochi miracoli
domenica, 18 marzo 2007

dorian copia
postato da: papagho alle ore 22:36 | link | commenti (1)
categorie: metamorfosi
giovedì, 08 marzo 2007

Quella sono io

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Confondere il linguaggio. Il problema della metamorfosi, la questione dell’identità multipla e mutante è una tematica che nel Novecento ha prevalso nelle differenti espressioni artistiche, abbracciando diversi tipi di linguaggio. A loro volta, anche le differenti tipologie dei linguaggi artistici, come la letteratura, la pittura, la musica e il cinema hanno subito delle sensibili trasformazioni, che le hanno portate spesso a coesistere. Potremmo addirittura arrivare a considerare una metamorfosi dei vari linguaggi, che si sono fatti a loro volta mutanti, laddove, come ad esempio nel Dada[1], assistiamo ad una coesistenza di stimolazioni visive e verbali, come se ci trovassimo di fronte ad un prolungamento, una sorta di arto artificiale che viene aggiunto a ciò che prima era catalogabile all’interno di generi scanditi razionalmente. Ciò che prima era pittura, nel Novecento potrebbe non essere definita propriamente tale, perché connessa a un linguaggio verbale Così anche la letteratura viene in qualche modo “potenziata”, completata da ibridazioni che tuttavia fanno restare le differenti espressioni artistiche sospese perennemente tra l’una e l’altra.

 

Ancora oggi, tra gli artisti, chi potrebbe avere la certezza di definirsi pittore o fotografo al cento per cento? Ciò che prima era sicuramente riconoscibile come una specifica attitudine ora lascia il posto a ibridazioni e invasioni di un genere nell’altro.

Metaforicamente è da considerarsi forse come una testimonianza della profonda crisi d’identità che ha colpito il Novecento, che porta l’uomo a superare i confini del bene e del male, ad oltrepassare ogni limite che sia buono o cattivo.

 

All’interno di questo contesto sicuramente spaesante, c’è una questione fondamentale, che di fatto non è mai cambiata, sebbene nei secoli sia forse cambiato il modo di approcciare ad essa. Nonostante i vorticosi cambiamenti e le ibridazioni dei linguaggi, nonostante la mescolanza di stili e l’appartenenza da parte degli artisti a diversi movimenti artistici nello stesso tempo, c’è una costante di notevole importanza, che riguarda l’autoritratto: l’artista, nonostante tutto, ha da sempre continuato ad autoritrarsi.

 

[1] Movimento artistico che nasce a Zurigo nel 1916, quando la Prima Guerra Mondiale è al suo pieno compiersi. Nasce dagli intellettuali fuggiti in Svizzera da una guerra che altrimenti li avrebbe richiamati all’ordine: Hans Arp, Tristan Tzara, Marcel Janco, Richard Huelsenbeck, Hans Richter. Già la parola Dada, totalmente priva di significato, enuncia e annulla al contempo l’identità del movimento artistico. E’ il primo passo verso un totale rifiuto di ogni tipo di razionalità, che li proietta verso la visione utopistica della distruzione dell’arte e delle speculazioni che possono nascere da questa.