Papago's adventures in Wonderland

Sono fuori di me, e sto in pensiero perchè non mi vedo rientrare. (Luigi Tenco)

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Nome: SARA SPIZZICHINO Contemporary artist //////////////// mail: sara@spizzichino.org

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martedì, 15 settembre 2009

15-9-80 [pè Roma e pè tutte]

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martedì, 01 settembre 2009

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giovedì, 25 giugno 2009

l'acqua di cerenova è potabile?

NO.
postato da: papagho alle ore 00:36 | link | commenti
categorie: pessimismo e fastidio
lunedì, 12 gennaio 2009

DOMANI

Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare. Domani, anche se piove, farò quello che devo fare.
venerdì, 12 dicembre 2008

PIENA DEL TEVERE A ROMA

piena del tevereRoma, 12 dicembre 2008 - Ponte "Quattro Capi" è fracico

A Roma stiamo inzuppati da giorni. In realtà non è stato proprio un autunno facile per noi romani, perchè a quanto pare, l'Apocalisse con la A maiuscola (che somiglia vagamente alla stessa A di Aiuto) viene dal cielo. E quando le cose te le manda il cielo, si fa presto a dire punizione divina. Non sono bastate infatti, le coliche dei piccioni di un paio di settimane fa: ora ci si mette pure l'acqua. E il Tevere si gonfia. E quanto puzza.

E mentre la televisione ci rimbambisce gridando alla calamità naturale, mentre il nostro vocabolario si arricchisce con la parola "esondazione", mentre Mario Tozzi come al solito va in giro gridando:"E' colpa nostra!", mentre solo Berlusconi si salverà perchè lui cammina sulle acque e noi no, io, nel mio piccolo mi sono organizzata con gitarelle in gondola per turisti.

Siete tutti invitati nella Roma dell'apocalisse.
Portate i vostri bimbi a vedere la fine della Città Eterna, e se sopravvivrete, avrete in omaggio un pandoro Melegatti e nientepopodimenochè: un fantastico tagliapeli del naso con luce al neon e lente incorporata.

Se il Tevere straripa, noi romani ci strizziamo le mutande, nient'altro. Perchè il cielo c'ha lanciati, e la terra c'ha presi. E questo è tutto quello che c'è da sapere. E faremo dell'Isola Tiberina la nostra Atlantide.

Questo Natale, scegli di non farti mancare nulla. Neanche l'Apocalisse.
sabato, 22 novembre 2008

NAKAGATA SUL VETRO

vetroNakagata - Autoritratto [Nakagata sul vetro]

E' con immenso piacere che presento la prima opera arrivata in Italia della grande e controversa artista giapponese Nakagata.
L'opera, di difficilissima realizzazione, è frutto di un pensiero complesso che determina la nascita dell'universo attraverso i numeri. L'artista infatti, attraverso un difficile calcolo, ha aspettato il momento propizio, affinchè il volatile macigno organico precipitasse proprio nel punto che lei stessa aveva deciso.
Il titolo dell'opera non poteva che essere Nakagata sul vetro, perchè, dimostrando matematicamente che l'universo è nato dai numeri, anche l'artista, vede nell'incontro delle due forze opposte - vetro/macigno - , la genesi della sua stessa vita.
giovedì, 20 novembre 2008

VIENI ANCHE TU A ROMA PER UNA VACANZA STUDIO!

incognito                        In incognito dietro la copertina di Laurina Paperina

Sento il desiderio di dovermi confessare. Perché ho visto due mostre ieri pomeriggio che non avrei dovuto vedere, tanto erano tremende. E dal momento che temo di fare di nuovo quei sogni angoscianti in cui mi vedo disperata nel tentativo di urlare, chiedere aiuto, e la mia voce non esce, mi vedo costretta a fare nomi e cognomi, per liberare me stessa e sentirmi subito meglio, come dopo un prolungato periodo di stipsi.

Mi riferisco a due mostre romane, quasi dirimpettaie l’una all’altra, realizzate da due rinomatissime gallerie, nei confronti delle quali ho sempre nutrito un grandissimo rispetto, del tipo “Se oggi faccio ‘na mostra lì, posso pure morì domani.”, che solo chi è di Roma coglie il senso profondo di queste mie ieratiche e accoratissime parole.

Cominciamo dalla prima, che ha avuto l’idea di raggruppare sei pivelli sotto la frase sibillina e non di scarso effetto “Strade? Dove stiamo andando non abbiamo bisogno di strade”. Che naturalmente è la parte più bella della mostra, visto che non è neanche farina del sacco di questi sei studentelli, ma sappiamo essere stata pronunciata dal famoso Dottor Emmet Browne, nella famosissima saga “Ritorno al futuro”.

Siccome tra i partecipanti a questo suicidio dell’arte contemporanea, due artisti (Francesca Anfossi e Patrizio di Massimo) si sono da poco diplomati alla Slade School of Fine Arts, altri due (Maria Karantzi e Roisin Byrne) al Goldsmith College di Londra, mentre gli ultimi due (Michael Eddy e Erik Blinderman) alla Stadelschule di Francoforte, questa mostriciattola somiglia più ad una vacanza studio a Roma, piuttosto che a una mostra d’arte contemporanea.

E dal momento che Roma è rinomatissima per la sua sconcertante esterofilia, va da sé che a questi sei puffi gli dobbiamo consegnare uno spazio di tutto rispetto. Guardate: che abbia dovuto combattere stoicamente contro la mia colite, per spingermi lì, solo guidata dalla forza di volontà, sicura che avrei visto qualcosa di buono, e poi me ritrovo i sette nani meno uno, è di un antipatico da fare spavento. Spero non mi venga la dermatite.

Il vero problema è che non sanno lavorare. Non basta girare un video elementare in 16mm, per far finta che sia figo. Video in cui peraltro ho intercettato il marito di mia cugina: ma come la mettete con le liberatorie?! Ma solo io come artista mi pongo il problema di fare tutto senza dover scontare pene legali (generalmente economiche) che non saprei fronteggiare senza spicci?! Ma tra Londra e Francoforte vi insegnano a lavorare nel magico mondo dell’arte, oppure vi fanno divertire col pongo?! Fate sembrare l'arte una cosa divertente.

Che spreco: penso che una mostra come questa, una mostra sul tempo, avrebbe potuto essere veramente fantastica, e invece, come tante cose a Roma, si conclude in un tonfo sordo.

Veniamo alla seconda, (e qui sarò breve). Enzo Cucchi nasce nel 1949, anche se ci crede solo lui. Espone una serie di pupazzoni, la cui particolarità è aprirsi e chiudersi sulla strada. Vabbè. E il punto qual’è? La Galleria inquestione ha da sempre avuto la mia ammirazione per i progetti idealistici che ha sempre realizzato, ossia: modificare in continuazione lo spazio circostante, per utilizzarne al massimo le potenzialità. Da qui il nome della galleria, che diventa una logica (quanto coerente) tautologia. Mi chiedo chi dei due, tra il rinomato artista, e la rinomata galleria, abbia dovuto scegliere di non creare un impeachment di entità epiche, se avesse rifiutato la collaborazione con l’altro.

Ed ora scusate, ma rileggendo rapidamente le mie analisi ho notato che la mia sideremia è più bassa di due punti rispetto alla norma. Non so neanche cosa cacchio sia la sideremia, che solo da una rapida lettura su internet mi è parso di capire si tratti del ferro circolante. Insomma, sembra che la quantità di ferro parcheggiato sia nella norma, mentre il traffico è scarso. Mi ritiro cinque minuti in paranoia, abbiate pazienza.

Andate a vedere William Kentridge a Venezia, almeno vi rifate gli occhi. Dov’è che possiamo vedere qualcosa di sensato a Roma, che non sia una pivellata, o che non sia appena sbarcata dall’astronave del Marziani?!?

 Risposta:
“NEL FUTURO.”

Che amarezza.

venerdì, 07 novembre 2008

ORA ABBASTA!

Se anche tu sei stanco di invecchiare al telefono per parlare con un operatore Wind.

Se anche tu non sopporti più le musichette idiote della loro pubblicità.

Se anche tu non sopporti che siano loro a decidere quando connetterti nonostante il tuo contratto flat.

Se anche tu hai visto scambiare il tuo numero di telefono col ristorante “Checchino” (ci sarebbe moooolto da dire in materia di utilizzo dei dati personali, ma non mi dilungherò…)

Se anche tu sei convinto della loro totale malafede.

 

AIUTAMI A FAR SALTARE IN ARIA LA SEDE DELLA WIND DI ROMA MAGLIANA.

 

Per fare questo esporrò quanto segue:

 

Abbiamo bisogno di uomini, molti uomini. Ma possiamo farcela.

 

Il piano è: CENA A BASE DI HOUMMUS.

- Appuntamento il giorno seguente davanti alla famelica sede della Wind (fermata treno Muratella).

- Girotondo intorno al palazzone.

- Detonazione di una mega scorreggia di entità colossale, e per giunta all’unisono.

 

E’ PREVISTA UN’ONDA D’URTO CHE POTREBBE RISULTARE DANNOSA PER LE COSTRUZIONI CIRCOSTANTI.

 

Per questo ho preventivato l’EVACUAZIONE totale di tali edifici, comprendenti:

 

3 palazzoni che non so de che so. Possibili compagnie aeree.

2 Autogrill

1 hotel assai brutto a vedersi. Se casca lo rifamo.

1 multisala Warner Village.

 

IL CONTRIBUTO DEL TUO GAS INTESTINALE PUO’ FARE MOLTO. FINALMENTE E’ ARRIVATO IL VERO GAS DEL FUTURO: IL TUO.

 

PENSACI.

(NO PERDITEMPO)

TUTTO ESCLUSO INFOSTRADA

domenica, 02 novembre 2008

ESSAVEN GEL

DSCF2475webDubrovnik - In guardia
postato da: papagho alle ore 11:19 | link | commenti
categorie: pessimismo e fastidio
giovedì, 30 ottobre 2008

METTI UN GIORNO DA IKEA

DSCF4009webLa piantina di Fabrizio è stata avvistata in buona salute a casa del suo indegno proprietario il giorno 25 ottobre 2008. Il decorativo marchingegno rupestre posava le sue docili terga sul tavolinetto Trollsta color giallo peste acquistato da Ikea poche ore prima.

Se qualcuno avesse notizie su questa piantina è pregato di contattarmi al mio indirizzo email. Se qualcuno può fornire informazioni utili sulla specie di pianta ne sarei molto grata, perchè nel bigliettino brutalmente conficcato nel vasetto non c'era scritto a quale strana specie appartiene. Così non sappiamo nè come annaffiarla, nè che tipo di pianta è, nè tantomeno come si chiama. Ma insomma: il tavolino se chiama Trollsta e sto povero essere vivente un nome non ce l'ha?!?

DIFENDI LA PIANTINA DI FABRIZIO, PRIMA CHE LUI SI SCORDI DI DARLE GLI ALIMENTI NECESSARI ALLA SUA SOPRAVVIVENZA. QUESTA PIANTINA HA DIRITTO A UN NOME, A UNA CASA E AGLI ALIMENTI. UN GIORNO POTRESTI ESSERE TU A FINIRE SUL TAVOLINETTO TROLLSTA GIALLO PESTE DI FABRIZIO, E ALLORA RIDO IO.

PENSACI.
postato da: papagho alle ore 19:17 | link | commenti (8)
categorie: pessimismo e fastidio, autunno